Marzo un giorno di nebbia

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A marzo un giorno di nebbia
mi ricorda che non esistono occhiali adatti
per vedere oltre le mie distanze.

Viviamo nelle giornate
dove le previsioni del tempo
sono più importanti del pane quotidiano.

Respiro l’aria del mattino
guardando che alla fermata del pullman
toccare con il dito il display del telefonino
fa rimandare abbracci di amore .

Guardare come la gente
ha fretta di chiudersi in casa
anziché sporcare le scarpe con fango .

Il cimitero del mio paese
é da visitare quando c’è la nebbia
sembrano fantasmi le sagome dei visitatori viventi
e un saluto di passaggio li spaventa a morte .

Allora saluto gli uccelli
che addobbano solo gli alberi con radici forti
quando alzo la testa verso i rami in alto
vedo che é sempre senza limiti
il cielo di colore bianco.

Una giornata di nebbia
é vita vissuta per i fiori nati prematuri
é vita persa per chi dentro le mura
é con le manette invisibili
del computer di ultima generazione.

© Violeta Dyli 4 Marzo 2015

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36 pensieri su “Marzo un giorno di nebbia

  1. Belle le tue parole, ci pongono domande imporatnti, sollevano problemi sulla nostra vita. La foto è stupeda: ci fa capire che quello che vogliamo è laggiù, anche se non lo vediamo. La nebbia serve a questo, a disvelare la realtà.
    Buona giornata Viola.

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    1. Penso che bisogna essere scrupolosi nel utilizzo del computer o tablet collegati in rete perché senza accorgersi questi strumenti informatici riescono a prigionare il tempo come se fosse un sonnifero , ma diventa un sonnifero pericoloso che sei sveglio ma si perde la percezione della realtà , si perde il contatto del calore umano .Sono strumenti utili ma allo stesso tempo distraggono noi consumatori che diventiamo come i polli di allevamento .grazie della visita.un saluto 🙂

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  2. Deliziosa poesia, molto delicata, soffusa di malinconica saggezza, la nebbia assurge a simbolo della confusione di valori che paralizza i rapporti umani.
    Proprio perché la poesia è bella, ti segnalo un refuso, all’ultimo rigo del quinto gruppo di versi: “e un saluto di passaggio “gli” spaventa a morte”. La versione corretta è: “e un saluto di passaggio “li” spaventa a morte”.

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